trio
Nikolai
Kimboy74
19.02.2026 |
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"Con una spinta lenta ma ferma, entrò, il burro che facilitava l'invasione mentre il suo cazzo grosso dilatava il culo stretto di Nicolai..."
Arrivo di KummuttuAvere un figlio era sempre stato il sogno naturale di una coppia come Nicolai e Luana, ma la sfortuna aveva colpito duro: Nicolai era sterile, e quel vuoto non si era mai colmato. Luana, con i suoi occhi pieni di desiderio materno, non aveva mai smesso di fantasticare su una vita con un bambino tra le braccia. Così, alla prima occasione, decisero di ospitare un giovane straniero per tre mesi, sperando che forse, in qualche modo, le cose potessero cambiare. Il nome era Kummuttu – "Che nome è?" si chiedevano ridendo, immaginando un ragazzino innocente da accogliere.
Quando la porta si aprì, però, non c'era nessun bambino. C'era un ragazzo di colore, alto e muscoloso come un atleta da palestra, con la pelle scura che luccicava sotto la luce del sole pomeridiano. I suoi bicipiti gonfi tendevano la maglietta, e le gambe possenti riempivano i pantaloni. Nicolai aggrottò la fronte, confuso. "Non capisco... pensavamo fossi un bambino. Però... beh, benvenuto lo stesso." Luana arrossì leggermente, notando la sua presenza imponente, ma sorrise per educazione.
Kummuttu non disse una parola. Entrò in casa con una borsa in spalla, si sedette a tavola per la cena che Luana aveva preparato – pasta al pomodoro e insalata fresca – e mangiò in silenzio, i muscoli delle mascelle che si contraevano a ogni boccone. Finito, si alzò, annuì e andò dritto nella stanza degli ospiti a dormire. Nicolai e Luana si guardarono, perplessi. "È timido, immagino," mormorò lei.
La mattina dopo
Alle sei in punto, Nicolai si alzò per il suo turno da pendolare, baciò Luana sulla fronte e uscì di casa verso la stazione. La villetta era silenziosa, avvolta nella quiete del mattino. Luana preparò il caffè, indossando solo una camicia da notte leggera che le accarezzava le curve del seno e dei fianchi. Alle otto, sentì l'acqua della doccia scorrere nella stanza di Kummuttu.
Pochi minuti dopo, la porta del bagno si aprì. Kummuttu emerse nudo, il corpo asciutto e potente esposto senza pudore. Acqua stillava dalla sua pelle nera, scendendo lungo i pettorali scolpiti, l'addome definito e... oh, il suo cazzo, già semi-eretto, spesso e lungo, che dondolava tra le cosce muscolose mentre camminava verso la cucina. Luana spalancò gli occhi, il cuore che le batteva forte. "Kummuttu! Aspetta, non... non puoi girare nudo per casa! Non sta bene, capisci? Devi vestirti!"
Lui si fermò, la fissò con occhi scuri e intensi, ma sembrava non aver capito del tutto. Le sue labbra si incurvarono in un sorriso confuso, interpretando le parole di lei come un invito. Senza una parola, si avvicinò, il suo corpo massiccio che invadeva lo spazio. Luana indietreggiò contro il bancone della cucina, ma era già tardi. Kummuttu le afferrò i fianchi con mani forti, sollevandole la camicia da notte. "No, aspetta..." balbettò lei, ma la sua voce si spezzò quando sentì il calore del suo cazzo premere contro la sua pancia.
Lui la girò di scatto, spingendola contro il tavolo. Le sue dita callose le aprirono le gambe, e senza preavviso, il suo cazzo duro e spesso affondò nella sua figa bagnata. Luana gemette, sorpresa dal piacere improvviso – era così grosso, la riempiva completamente, sfregando contro le pareti sensibili. Kummuttu iniziò a spingere con ritmo potente, i fianchi che sbattevano contro il suo culo, le palle pesanti che le picchiettavano la pelle. "Oh dio... sì..." ansimò lei, le mani aggrappate al bordo del tavolo.
Ogni affondo era profondo, il suo cazzo che la stirava e la martellava senza pietà. Luana sentì l'orgasmo montare rapido, il corpo che tremava mentre lui le stringeva i seni, pizzicandole i capezzoli duri. "Più forte..." mormorò, persa nel piacere. Kummuttu grugnì, accelerando, e lei venne per la prima volta, la figa che si contraeva intorno a lui in spasmi violenti, il succo che le colava lungo le cosce. Ma lui non si fermò. Continuò a scoparla, cambiando angolazione per colpire il suo punto G, facendola urlare in un secondo orgasmo, poi un terzo, il corpo scosso da ondate di estasi che la lasciavano senza fiato. Finalmente, Kummuttu spinse un'ultima volta, riversando il suo sperma caldo e abbondante dentro di lei, riempiendola fino a farla traboccare.
Luana crollò sul tavolo, ansimante, il cuore che martellava. Kummuttu si ritrasse, il cazzo ancora lucido del loro miscuglio, e le diede una pacca sul culo prima di allontanarsi come se niente fosse. Lei rimase lì, tremante, un sorriso colpevole sulle labbra. "Che diavolo è successo..." sussurrò, ma il desiderio di un figlio – e ora, forse, di altro – le bruciava dentro.
Il sabato
Quel sabato, Nicolai non aveva lavoro. Si svegliò tardi, stiracchiandosi nel letto mentre Luana si preparava per uscire presto dal parrucchiere. "Tornerò per pranzo," gli disse lei con un bacio, uscendo alle sette. La casa era di nuovo silenziosa. Alle otto, come un orologio, Kummuttu si alzò e andò in bagno. L'acqua scorse, e poi... la porta si aprì.
Nicolai era in cucina, versandosi del caffè in mutande, quando lo vide: Kummuttu nudo, il corpo atletico che si muoveva con sicurezza, il cazzo flaccido ma imponente che oscillava tra le gambe. "Ehi! Kummuttu, fermati! In cucina si sta vestiti, capito? Non puoi girare così!" lo rimproverò Nicolai, arrossendo per l'imbarazzo, ma cercando di mantenere un tono autorevole.
Kummuttu inclinò la testa, i suoi occhi scuri che lo fissavano. Di nuovo, fraintese – o forse no. Si avvicinò con passi lenti, il petto ampio che si alzava e abbassava. Nicolai indietreggiò, ma la schiena urtò il frigorifero. "Cosa fai? Fermati..." balbettò, ma Kummuttu era già su di lui, afferrandogli le mutande e strappandole via con un gesto secco. Il cazzo di Nicolai, esposto all'aria fresca, iniziò a indurirsi per lo shock e l'eccitazione inaspettata.
Senza esitare, Kummuttu lo spinse sul bancone, aprendo il frigo per prendere un panetto di burro. Lo sciolse tra le dita grandi, spalmando la crema morbida sul culo di Nicolai, lubrificandolo generosamente. "No, aspetta... non..." protestò debolmente Nicolai, ma il suo corpo tradiva il desiderio represso, il buco che si contraeva sotto il tocco freddo e scivoloso.
Kummuttu si posizionò dietro di lui, il suo cazzo ora duro come roccia, spesso e venoso, premuto contro l'ingresso. Con una spinta lenta ma ferma, entrò, il burro che facilitava l'invasione mentre il suo cazzo grosso dilatava il culo stretto di Nicolai. "Ahhh! Cazzo..." gemette Nicolai, il dolore che si mescolava a un piacere proibito, le pareti interne che si stringevano intorno all'intruso massiccio.
Kummuttu iniziò a scoparlo con colpi ritmici, le mani che gli stringevano i fianchi, tirandolo indietro a ogni affondo. Il suono della carne che sbatteva echeggiava in cucina, il burro che schizzava e rendeva tutto scivoloso e sporco. Nicolai si aggrappò al bancone, il suo cazzo che gocciolava pre-cum sul pavimento mentre Kummuttu lo martellava, colpendo la prostata con precisione brutale. "Sì... oh merda, sì..." ansimò Nicolai, perso nell'intensità, il corpo che tremava per l'orgasmo che montava.
Kummuttu accelerò, grugnendo piano, il sudore che gli colava sulla schiena muscolosa. Nicolai venne per primo, schizzando sperma sul mobile, il culo che pulsava intorno al cazzo dell'ospite. Solo allora Kummuttu si lasciò andare, pompando il suo carico caldo e denso dentro di lui, riempiendo il culo fino a far colare il miscuglio di burro e seme lungo le cosce.
Si ritrasse piano, lasciando Nicolai ansimante e tremante. Kummuttu annuì, come se fosse tutto normale, e si diresse verso la sua stanza. Nicolai scivolò sul pavimento, il respiro corto, un misto di shock e appagamento che lo pervadeva. La casa, ora, sembrava carica di possibilità inaspettate – e il desiderio di Luana per un figlio poteva trovare strade tortuose per realizzarsi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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